Monday 12 september 2011 1 12 /09 /Set /2011 17:18

Si è tenuta domenica 11 settembre a Tiarno di Sopra la cerimonia di commemorazione e di intitolazione della via al Kaiserjäger Giovanni Battista Ernesto Merli, organizzata dal Comune di Ledro, dal Comitato storico “Ludwig Riccabona” e dalla Schützenkompanie “Val de Leder”.
Circa 150 Schützen, delle Compagnie di Arco, Roncone, Vezzano, Castellano, Kalisberg-Civezzano, Rovereto, Ledro, Rhendena, Tscherms-Cermes, Sarthein-Sarentino e Obernberg hanno sfilato per le vie del paese per rendere omaggio al Kaiserjäger Merli.
Assieme a loro anche una delegazione della Croce Nera Austriaca, con il presidente della sezione tirolese Hermann Hotter, Ernest Murrer e Annemarie Wieser, il colonnello Hans Pixner dei Kaiserjäger di Jenbach, e infine i Kaiserschützen della valle di Ledro e del primo reggimento Trento.
Dopo la Santa Messa, bilingue, officiata da don Giampietro, la sfilata dei cappelli piumati si è diretta alla volta di piazza regina Elena, dove si è tenuta la commemorazione ufficiale con i discorsi delle autorità.
Il Sindaco Achille Brigà ha ricordato ai presenti l’importanza di onorare tutti i caduti, indipendentemente dalla loro divisa: «Tutti simbolo della sofferenza che sta alla base di ogni guerra, tutti combattenti per la libertà, tutti monito dell’importanza della pace».
L’amministrazione comunale ledrense era rappresentata inoltre dal vicesindaco Franco Ferrari, dall’assessore alla sanità, politiche sociali ed edilizia convenzionata Maria Marcella Straticò e dall’assessore al bilancio, tributi, lavori pubblici e viabilità Giuliano Pellegrini, moderatore della commemorazione.
Pellegrini ha ricordato i presupposti che hanno portato all’intitolazione di una via del centro di Tiarno di Sopra al Kaiserjäger Merli: «Con l’unione dei sei comuni della valle in un soggetto unico si è posto il problema delle strade omonime e da qui è nato l’iter per la revisone della toponomastica urbana. L’intitolazione di questa via a Giovanni Battista Ernesto Merli è nata da una petizione popolare condotta dall’associazione “Maina”. Proprio molti abitanti di questa via hanno chiesto l’intitolazione a questa storica, carismatica figura dei Kaiserjäger ledrensi, il veterano ferito a Custoza nel 1866 e decorato al valore».
Merli, nato a Tiarno di Sopra nel 1844 e morto nel 1928, fu sottufficiale dei Kaiserjäger e combattente nella battaglia di Custoza del 24 giugno 1866, nel corso della quale venne ferito durante un assalto alla baionetta. Fu in seguito uno Standschütze e un veterano, socio dell’imperial regio Casino di Bersaglio di Tiarno dal 1888 fino alla prima guerra mondiale. Per i Kaiserjäger della valle era un soldato esemplare che godeva la stima di tutti.
«L’intitolazione di questa via -ha proseguito Pellegrini- vuole essere un ricordo e un riconoscimento a quei 10.400 soldati trentini che 58 anni dopo la battaglia di Custoza, con lo scoppio del primo conflitto mondiale, caddero indossando ancora la divisa dell’esercito di Francesco Giuseppe». Pellegrini ha anche ricordato i numerosi messaggi di apprezzamento, giunti dalle autorità che non hanno potuto presenziare alla manifestazione, quali la sindaca di Innsbruck Christine Oppitz-Plorer e il presidente dell’associazione Mitteleuropa di Udine Paolo Petiziol, il quale ha augurato che questa iniziativa: «Possa essere seguita da altri Comuni del Trentino quale gesto di giustizia nei confronti di uomini dimenticati e portatori di valori che dovrebbero essere invece un patrimonio ed un esempio per tutti».
Il presidente del Comitato storico “Ludwig Riccabona” Marco Ischia ha ricordato l’importanza della toponomastica urbana, quale esercizio continuo della memoria di una comunità, e il ruolo in Trentino della toponomastica relativa alla Grande Guerra, l’evento più importante e drammatico nella storia di questa terra, relazionando anche per i presenti di madrelingua tedesca.
«Oggi siamo qui per la prima volta in Trentino -ha ricordato Ischia- a intitolare solennemente una via a un Kaiserjäger. Ma assieme a Merli, con questa cerimonia vogliamo ricordare tutti i Kaiserjäger, Kaiserschützen e Standschützen del Tirolo italiano che militarono con la divisa austro-ungarica. Tra poco ricorre il centenario dello scoppio del primo conflitto mondiale e l’auspicio che lanciamo da questa cerimonia e quello di vedere un domani nelle città del Trentino una via intitolata al fiume San, o a Grodeck o a Limanova oppure ai monti Carpazi o a Gorlice-Tarnow, luoghi teatro di terribili battaglie sul fronte orientale. In quelle località giacciono sepolti migliaia di Kaiserjäger e Landesschützen trentini, il minimo che possiamo fare nei confronti di questi nostri avi è ricordarci del loro sacrificio e trasmettere la loro memoria alle generazioni che verranno».
Il presidente della sezione tirolese della Croce Nera Hermann Hotter ha portato il saluto del sodalizio austriaco e ricordato l’importanza di costruire un’Europa comune dei popoli e l’intenso lavoro che da anni Tirolo austriaco e Trentino Alto Adige / Südtirol stanno conducendo per costruire questa grande comunità euroregionale. «Valuto un popolo per come tratta e rispetta i caduti -ha dichiarato Hotter- e qui questa attenzione è sempre stata molto alta. Dobbiamo rispettare tutti i caduti di tutte le guerre: il nostro è un lavoro per la pace».
Infine, il consigliere Mauro Ottobre, è interventuo in rappresentanza della Provincia Autonoma di Trento: «Noto che sempre più comuni trentini si riappropriano della loro identità, che anche qui è fatta di medaglie e di tanti caduti nell’esercito austro-ungarico, la cui memoria è stata cancellata dall’ideologia nazionalista del Ventennio. Dobbiamo essere fieri del nostro passato».
Gli interventi delle autorità hanno poi lasciato spazio alla salva d’onore, eseguita dall’Ehrenkompanie composta da tiratori della compagnie “Val de Leder” e “Rhendena”. Poi, sulle note di “Ich hatt’einen Kameraden” eseguita dalla Musikkapelle Kalisberg, che ha accompagnato tutta la manifestazione, vi è stata la deposizione di una corona di fiori portata dalla Croce Nera. L’inno dei Kaiserjäger e il Tiroler Landeshymne hanno chiuso la commemorazione in pazza, dalla quale gli Schützen hanno ripreso a sfilare per le vie del paese. La giornata si è infine conclusa con la festa presso il parco di Mezzolago e il pranzo preparato dalla locale Pro Loco.

 

 

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Thursday 4 august 2011 4 04 /08 /Ago /2011 21:58

Domenica 11 settembre 2011 il Comitato Riccabona, assieme alla Compagnia Schützen Val di Ledro e al Comune di Ledro, ricorderà la figura di Giovanni Battista Merli, Kaiserjäger di Tiarno di Sopra a cui l'amministrazione comunale ha dedicato una via. Merli, maresciallo dei veterani (1844 - 1925), fu ferito nella battaglia di Custoza e venne decorato per meriti di guerra.

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Monday 23 may 2011 1 23 /05 /Mag /2011 21:25

I visitatori del colle di Santo Stefano di Bezzecca potranno, per quasi tutta l’estate, rivivere nella loro completezza gli episodi salienti della storia della valle di Ledro, dal 1866 al primo conflitto mondiale, e ciò grazie alla mostra “Paesaggi di Guerra – valle di Ledro”, inaugurata sabato 21 maggio, nella quale sono state esposte due lapidi che ricordano i Kaiserjäger caduti nella battaglia di Bezzecca.
Custodite per tutto questo tempo presso la Rocca di Riva, le due lapidi sono ritornate definitivamente in val di Ledro, dopo una settantina di anni, grazie alla giunta comunale di Riva che ha deliberato la “restituzione” al loro luogo di origine.
Le targhe sono state presentate al pubblico durante l’inaugurazione della mostra dedicata alla ricostruzione dei paesi ledrensi al termine della Grande Guerra. Accanto agli assessori del comune di Ledro, Giuliano Pellegrini e Alessandro Fedrigotti, vi erano il presidente del Comitato storico “Ludwig Riccabona” Marco Ischia, Anna Pisetti del Museo Storico Italiano della Guerra e della Rete Trentino Grande Guerra, Mauro Grazioli e Fabrizio Rasera, curatori dei cataloghi della mostra per l’ambito locale e generale.
Le lapidi dei Kaiserjäger rimarranno esposte assieme alle fotografie della mostra fino al 4 settembre, per trovare in seguito un’adeguata collocazione. La prima ricorda i cinque ufficiali, tra i quali il sottotenente Karl Keck sepolto nel cimitero di Enguiso, e i 25 soldati del reggimento dei Tiroler Kaiserjäger che caddero nella battaglia di Bezzecca. La seconda lapide è invece dedicata all’ufficiale Josef Widek von Widenshaim, comandante di un reparto del reggimento di artiglieria e caduto anch’egli nella battaglia del 21 luglio 1866 e sepolto nel cimitero di Locca.
Accanto alle lapidi che ricordano la battaglia di Bezzecca e alle trincee della Grande Guerra che percorrono il colle, la mostra “Paesaggi di Guerra – Valle di Ledro” offre la visione di ciò che rimase nella valle al termine del primo conflitto mondiale: un quadro desolante di rovine e di miseria davanti al quale i ledrensi, ritornati nella loro terra dopo gli anni trascorsi da profughi in Boemia, si dovettero rimboccare la maniche per ricostruire praticamente tutto. La mostra alterna alle immagini di case o di luoghi caratteristici, le planimetrie dei paesi che a colpo d’occhio riportano l’entità dei bombardamenti subiti nel corso della guerra.

 

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Una delle lapidi e alcune fotografie della mostra allestita alla chiesetta ossario di Bezzecca

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Saturday 14 may 2011 6 14 /05 /Mag /2011 14:30

Sarà la mostra dedicata ai paesi della Valle di Ledro a concludere il progetto “Paesaggi di guerra. Alto Garda e Ledro”, che nei mesi scorsi ha visto la realizzazione di mostre territoriali dedicate a Riva del Garda, Arco e Nago-Torbole. L'inaugurazione si terrà sabato 21 maggio alle 17, presso la Chiesa del Colle Ossario di Santo Stefano, la mostra resterà aperta fino al 4 settembre 2011. Il progetto “Paesaggi di guerra”, promosso dalla Rete Trentino Grande Guerra e dedicato all’immagine del Trentino alla fine della Prima guerra mondiale, è sostenuto da: Provincia autonoma di Trento, Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, Fondazione Museo storico del Trentino, Il Sommolago, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

Al termine della guerra i paesi della valle di Ledro, rimasti per più di tre anni tra le linee dei due eserciti belligeranti, riportavano terribili danni: quando le case non erano state centrate dai bombardamenti, erano state saccheggiate dai militari, che avevano prelevato tutto ciò che poteva essere ritenuto utile all’economia della guerra in corso. I centri della bassa e media valle riportavano vistosamente le ferite dei bombardamenti e dei saccheggi subiti; in una situazione ancora peggiore versavano quelli della val di Concei.
I ledrensi, profughi durante il conflitto in Boemia, fecero ritorno in valle in un contesto desolante: trovarono case distrutte, campagne incolte e disseminate di ordigni bellici inesplosi, mancanza assoluta di ogni materia prima e alimenti. Inizialmente i profughi rientrati furono alloggiati in situazioni di fortuna ad Arco e Riva e lì rimasero fino alla primavera-estate 1919.
Le autorità italiane si mostrarono impreparate ad affrontare una simile situazione; nonostante la buona volontà dei soldati del regio esercito, la complicata burocrazia ritardò enormemente le operazioni di ricostruzione. In questo contesto, i valligiani si arrangiarono come poterono; molti salirono le montagne alla ricerca di quanto potenzialmente utile lasciato sui presidi dai soldati. Il ritorno alla normalità richiese molto tempo; ancora nel 1921 la ricostruzione di Bezzecca era solo parziale.
Anche la strada del Ponale riportava i segni dei terribili anni di guerra, nel corso dei quali era diventata sede degli avamposti di entrambi gli eserciti. Sbarramenti, reticolati, opere in calcestruzzo, interruzioni dovute allo scoppio di mine abbondavano sulla sede stradale, afflitta anche dalla caduta di numerose frane, sia naturali che innescate dall’esplosione delle granate sparate contro la montagna. Al termine del conflitto la strada risultava totalmente impraticabile anche ai pedoni. Ripristinare la strada era operazione fondamentale per tutte le successive fasi della ricostruzione, ed ebbe inizio ancora nel novembre 1918.
Anche le altre vie di comunicazione, strade e mulattiere, dovettero essere ripristinate: oltre ad essere state più volte bersaglio delle artiglierie, spesso infatti risultavano interrotte da frane e reticolati posizionati dagli eserciti.

Cataloghi
La mostra è accompagnata da due volumi: un catalogo dedicato all’Alto Garda e alla Valle di Ledro (Mauro Grazioli, Fra le rovine della guerra. Il Basso Sarca e la Valle di Ledro alla fine del primo conflitto mondiale) un catalogo più generale che propone un’ampia selezione delle fotografie esposte nelle 12 diverse mostre di cui è composto il progetto “Paesaggi di guerra” (Mauro Grazioli, Anna Pisetti, Fabrizio Rasera, Camillo Zadra, Paesaggi di guerra. L'immagine del Trentino alla fine della Prima guerra mondiale).

Video “Ritorni” di Micol Cossali
All’interno della mostra viene proiettato “Ritorni” di Micol Cossali, video realizzato in occasione della mostra. Il filmato aiuta ad interpretare, attraverso un percorso di fotografie e di testimonianze, lo stato d’animo di profughi e di soldati che, tornando alle proprie case, scoprivano dolorosamente quanto la guerra avesse trasformato profondamente il mondo che avevano lasciato al tempo della loro partenza.
Il video è visibile anche sul sito www.trentinograndeguerra.it

Con la collaborazione di
Comune di Ledro, Comitato Storico “Ludwig Riccabona”, MAG Museo Alto Garda, Museo di Riva del Garda, Museo Tridentino di Scienze Naturali

Informazioni
Consorzio Pro Loco Valle di Ledro: tel 0464 591222
Rete Trentino Grande Guerra: www.trentinograndeguerra.it, tel 0464 438100

 

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Pieve di Ledro al termine della Grande Guerra

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Monday 28 february 2011 1 28 /02 /Feb /2011 21:51

 

Sabato 5 marzo ad ore 17, presso la sede della sezione SAT di Arco, in via Sant’Anna, verrà presentato il libro: “Sulle orme del tenente Hecht. La linea difensiva austro-ungarica nella Grande Guerra, dalla cintura dei forti di Lardaro alla vetta del Cadria”, di Marco Ischia e Arianna Tamburini, casa editrice Temi, promosso dal Comitato Storico “Ludwig Riccabona”.

Dopo “La difesa sotterranea. Il settore fortificato di Riva e le sue opere in caverna”, gli autori ritornano ad affrontare il tema della Grande Guerra in Trentino in una prospettiva insolita, caratterizzata dal binomio: analisi delle fonti storiografiche – lettura  del territorio condotta sul campo, ovvero attraverso i resti delle opere militari ancora presenti.

Nel libro viene analizzato il tratto della linea difensiva austro-ungarica compreso tra la cintura dei forti di Lardaro e la vetta del Cadria, la cima più elevata della valle di Ledro, facendosi condurre da un testimone d’eccezione, il primo tenente dei Kaiserjäger Felix Hecht von Eleda, e dal suo “Diario di guerra dal Cadria e dallo Stivo”.

Il volume si apre con un inquadramento di quest’angolo della regione negli anni a ridosso del conflitto, per fornire in seguito un’introduzione storica sulla costruzione delle opere fortificatorie militari a protezione delle valli e delle vie di accesso. Si entra così nella narrazione dei fatti della Grande Guerra nella zona, e nel vivo delle vicende che coinvolsero le popolazioni della valle di Ledro e delle Giudicarie. A questa parte storica segue la descrizione della linea di difesa dell’esercito austro-ungarico e la catalogazione più o meno completa delle opere in caverna scavate durante il conflitto lungo il tratto di fronte considerato.

La zona dai forti di Lardaro al Cadria si caratterizza per la complessità morfologica ed ambientale di un tratto di fronte di montagna; si tratta di un territorio complesso ed eterogeneo, in particolare presso il Nozzolo Piccolo, con le sue guglie rocciose isolate, difficilmente percorribili e qua e là solcate da cenge e frammenti di aerei sentieri.

Non è, quindi, una guida alla visita di tali opere, il cui raggiungimento risulta operazione assai rischiosa, ma un libro di storia locale prima di tutto e, in secondo tempo, uno strumento di catalogazione che abbina alla topografia dei rilievi una ricca documentazione fotografica. In totale sono state rilevate e topografate oltre 100 opere in caverna, corrispondenti a quasi 3 chilometri di gallerie. Poco meno di 500 le pagine di questo volume (484) che, grazie al contributo dell’ufficio traduzioni della Regione autonona Trentino – Alto Adige, è stato tradotto anche in tedesco.

 

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